mi sento un porco

lunedì, 02 novembre 2009

Come vorrei che

Mi trovo in fila per pagare il conto.
Sono in una trattoria, l’arredamento è caldo, informale, pavimento in cotto, molto legno nell’arredamento, molta gente intorno.
La fila è un serpente strisciante, fa un movimento, una donna mi passa davanti, più alta di me, non bella, ma sorridente, serena, trasmette calore, voglia di vivere, allegria.
Non protesto, sto al gioco, mi godo il momento.
La fila serra, è quasi il mio turno, mi ritrovo attaccato a lei, il mio viso sul suo piccolo ma evidente seno.
La situazione mi imbarazza e mi piace, lei sta al gioco, mi sorride, si avvicina di più.
Mi eccito, lui risponde subito, mi diventa duro, allungo le mani sulle sue belle gambe slanciate.
Non indossa nulla sotto il lungo spolverino marrone, la folla intorno non si accorge di quello che accade tra di noi.
Con il pollice, indice e medio della mano destra trovo le sue grandi labbra umide, non devo sforzarmi, non devo cercare lontano, non devo avvicinarmi, è tutto alla mia altezza, alla mia portata, come vorrei che fosse anche nella mia vita.
Lei si eccita, io la seguo, la sua essenza è morbida, delicata, consistente, materia perfetta e divina.
Il calore possiede il mio corpo, tutto, il cazzo è dritto, enorme, mi fa male dal troppo piacere, è un piacere avere questo tipo di male.
Mi sveglio.
È appena sorto il sole.
Era solo un sogno meraviglioso.
La moglie è sveglia fa per alzarsi, provo a trattenerla, sono intorpidito, si deve preparare, c’è il lavoro.
Guardo l’orologio, non sarebbe poi così tardi.
Non facciamo gli stessi sogni.
martedì, 27 ottobre 2009

Dialogo della domenica mattina

Moglie “Hai sentito di quel porco di Marrazzo?”

Marito “Sì. Le inclinazioni sessuali di un politico non dovrebbero avere niente a che fare con la sua vita pubblica.”

Moglie “A me fa schifo, come si fa ad avere una vita doppia?”

Marito “Certe cose fanno parte delle debolezze di un uomo che a volte sono anche quelle una donna”.

Moglie “Ma ti rendi conto? Ora la moglie, le figlie, sono sulla bocca di tutti per via del marito che va con i trans.”

Marito “La moglie e le figlie non hanno fatto nulla. È solo lui dentro questa storia. E poi i rapporti si misurano nei momenti difficili.”

Moglie “A me fa schifo. E mi fanno schifo pure tutti quelli che vanno con le prostitute. È una pratica che lede la dignità della donna.”

Marito “Ma non ti piaceva De Andrè e la sua Bocca di Rosa?”

Moglie “Che c’entra?”

Il Marito decide che è meglio non entrare più in profondità in questa discussione.

Accende il telefonino, spento da quasi un giorno, e riceve subito qualche sms: sconto speciale al negozio di sport, è in linea l’estratto conto della carta di credito, ciao sono tornata. Carmen, la spagnola.

Il pensiero corre subito alla sua voce calda, suadente, disponibile;

corre nelle vene, in tutto il corpo, compreso quello cavernoso.

Il marito indossa scarpe da ginnastica, pantaloncini e maglietta.

Marito “io vado a correre un po’, domani ho la partita di calcetto. A dopo.”
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mercoledì, 21 ottobre 2009

Un'ora tutta per me - Parte 3 (era la parte due ma mi sono lasciato prendere la mano…)

Dove ero rimasto?
Al risveglio del mattino con un pensiero fisso: ma è tutto vero?
Eppure la mano mi fa ancora male.
Provo a strimpellare qualcosa con la chitarra prima di andare al lavoro.
Non va, meglio mettere un po’ di Voltaren.
Al lavoro il pensiero non mi lascia solo: lei, la finta bionda venezuelana, maestra lasciva, inarrivabile dispensatrice di piacere.
La mattinata scivola via tra telefonate inutili, chiacchiere evitabili, paroloni su lodi improponibili, sguardi distratti e un pensiero erotico.
Dopo pranzo chiamo casa, mia moglie fa la lista di tutto quello che non va, lascio parlare, ciao, ciao, a dopo, compra il latte, sì, sì.
Alle quattro e mezzo rompo gli indugi, fuggo dall’ufficio, guido verso il quartiere Prati.
Le telefono.
È in casa.
Non mi riconosce, mi spiega dove suonare, ascolto attento.
Parcheggio proprio a poche decine di metri dal suo portone.
È un segno anche questo.
Salgo la scalinata del portone che mi ha lasciato il ricordino sulla mano, poi scendo i pochi gradini che conducono alla casa, la porta si apre, l’odore misto di lysoform e di patchouli è inconfondibile.
Dietro c’è lei.
Quando mi vede sorride, mi abbraccia, mi sussurra “non te avevo rreconosciuto. Vieni, que te faccio divertir.”
Il cazzo risponde immediatamente al potere magico delle parole erotiche pronunciate con sensualità.
Un cocktail micidiale a cui non so resistere.
Faccio per spegnere il telefonino, mi balena un‘idea improvvisa che non mi lascio scappare: attivo il registratore vocale.
Si ripete la scena già vissuta, scherziamo complici, nudi in bagno, ci laviamo, ci asciughiamo indugiando sulle parti intime.
Il cazzo mi batte forte, quasi mi duole.
Lei è piena, rotonda, sapiente, sorridente, calma, sa come far impazzire un uomo, sa come farlo ritornare da lei.
Io perdo la cognizione del tempo, del luogo, della vita, di tutto, sono un nervo teso, duro, pronto a scoppiare di nuovo in un urlo di vita.
Mi fa sedere sul letto.
Si inginocchia, me le prende in bocca, mentre con le mani mi cinge le natiche.
Miagolo, ululo, è una sensazione incredibile, sono tutto dentro di lei, si ferma, mi fa toccare la profondità della sua gola, è un piacere nuovo e immenso.
Poi piano, piano, pianissimo, lentissimamente, lo estrae dalla sua bocca, un’altra tecnica mai provata prima, resta con la punta della sua lingua sul frenulo, e mi guarda.
La guardo negli occhi grato del trattamento, non so come ringraziarla, non sa quello che mi sta donando, o forse sa tutto, sono io che sono in completa balìa della sua maestria.
Ora mi lavora solo con la lingua all’esterno, io mi sposto all’interno del letto per fare spazio anche a lei che mi segue.
Le mie gambe la circondano, la stringo a me, lei me lo riprende in bocca pronta a portarmi nell’iperspazio.
Ricomincio a ululare, le chiedo di andare piano, non c’è bisogno, fa tutto lei, comincio l’eiaculazione, ogni spinta è più potente della precedente, lei non mi abbandona, mi guida verso l’immensità.
Stavolta mi fa terminare tutto l’orgasmo dentro di lei.
Rimango senza fiato, esanime, leggero, felice, la mano non mi fa più male.
Resto così ancora per un bel po’, lei si ricompone, mi lascia in pace, non mette fretta, si lava, poi ritorna, siede accanto a me, mi accarezza.
Che esperienza !
Mi ricompongo anche io, do un’occhiata al telefonino, è tutto registrato (prima o poi lo metto in rete).
Ci salutiamo, la ringrazio nuovamente, i soldi che le lascio sono ben spesi, non come tutte le altre cazzate che mi compro, che mi appesantiscono, che non so come smaltire, di cui non ho bisogno.
Manca però la sfida finale, forse il motivo recondito per cui sono tornato.
Il portone.
Lo apro.
Ecco il gradino.
Lo scendo.
Tutto bene.
Non poteva averla vinta lui.
lunedì, 19 ottobre 2009

Un'ora tutta per me - Parte 2

Notte, dormo, ripenso a ieri.
È tutto vero quello che mi è accaduto?
So solo che la mano mi duole.
E che ho vissuto un pompino favoloso.
Sarà che sto invecchiando, ma ricordo le esperienze sessuali recenti come inarrivabili, mai provate prima, piene, impreviste.
Non ne ho sperimentati molti di pompini, ma ne ho un ricordo vivido, indimenticabile.
Il primo accadde inaspettatamente mentre mi trovavo in vacanza a Vulcano.
La ragazza con cui stavo allora me ne fece uno magistrale, completo, inatteso: forse proprio per quello ancora lo ricordo a distanza di quasi 25 anni!
Era sera, il giorno l’avevamo trascorso al mare, poi avevamo fatto una passeggiata sulle “fumarole” del Vulcano.
La vista del tramonto rosso fuoco ci aveva accompagnato nella discesa, sullo sfondo si stagliavano Lipari e Salina, anche da lontano il mare era una tavola.
Inebriati da quei miasmi che facevano pensare a una ferita aperta della terra, caldi, vivi, nervi scoperti.
Tornati a casa, grande doccia per levare la polvere di dosso, cena sul terrazzino, due chiacchiere sotto le stelle, poi a letto.
Avevamo iniziato a cercarci con le mani, ubriachi di estate, di libertà, di libidine altissima nei corpi di due ragazzi che si amano.
Di solito finivamo a scopare nella posizione del missionario perché lei voleva guardarmi in faccia mentre facevamo l’amore.
Ma quella sera inaspettatamente iniziò a leccarmi il corpo profumato dal bagnoschiuma al cocco Perlier dirigendosi verso il cazzo già pronto per concedere e dare piacere.
Desideravo ardentemente un pompino ma non avevo osato chiederglielo mai, a quei tempi pensavo in maniera contorta.
Ricordo che me lo prese semplicemente tutto in bocca, e cominciò a pompare.
I gemiti crescevano, il piacere tracimava, lanciai un urlo mentre lei continuava con dolcezza a donarmi piacere e a bere la linfa dell’amore. 
Vissi un orgasmo infinito, lei ingoiò tutto, poi accostò la bocca alla mia, ci baciammo, uniti dal mio seme liquido.
Il cazzo era ancora dritto.
Un paio di aggiustamenti e se lo infilò dentro, io sotto, lei sopra.
Partimmo per una scopata tenera e violenta, giurandoci amore eterno con dolce parole . Purtroppo fu uno dei pochi pompini che mi regalò, chissà perché.
Lo ricordo vividamente perché lo associo alla forza della terra, dei vulcani, che non possono più trattenere le loro energie.
E perché un pompino inaspettato è un regalo inestimabile che una donna può concedere a un uomo.

giovedì, 15 ottobre 2009

Un'ora tutta per me - parte 1

Metà pomeriggio, esco prima dal lavoro, voglio fare una passeggiata.
Mi trovo a camminare dalle parti di via della Giuliana, ho un'ora a disposizione tutta per me. La strada non è molto frequentata, ci sono pochi negozi.
Penso.
E canticchio.
Mi accorgo che davanti a me una bionda cammina al tempo della musica che ho in mente.
La donna indossa un vestitino fantasia, rosso, cortissimo, che lascia scoperte le gambe, pelle chiara, ben tornite, toniche, glutei in alto, piene, consistenti.
Anche le spalle sono scoperte, il vestitino è di quelli che fasciano il collo con un nastro, lasciando, appunto, le spalle scoperte.
La sua andatura è tranquilla, cammina lentamente, con ritmo sensuale, come se nella vita non facesse altro che camminare.
Mi accorgo solo ora che sculetta vistosamente.
Le scarpe con i tacchi la slanciano, non passa inosservata.
Le passo accanto, la scollatura è generosa, il seno è prorompente.
Mi guarda, mi sorride, mi saluta con un “Ciao”.
Ha gli occhi marroni, le ciglia sono scure, i capelli biondi non sono naturali, ma le donano.
Lo sguardo tradisce malinconica, infinita dolcezza.
Il cuore comincia a battermi forte dall’emozione, istintivamente rispondo con un “Ciao”. Spalanca gli occhi, mi sorride ancora di più.
Rallento il passo, mi sincronizzo al suo, non riesco a non guardare la scollatura.
Non porta il reggiseno.
Che panorama!
Alza le sopracciglia e mi dice “Andiamo?”
“Coosa?!?”
“Andiamo da me?”
L’accento è leggermente spagnolo, forse sudamericano.
”Lo fai per lavoro?” (la parte logica e curiosa di me non ce la fa a stare zitta).
“Vieni, ci mettiamo d’accordo.”
Si ferma, gira i tacchi, torna indietro.
Mi fermo anch’io inebetito, non c’è nessuno per strada, senza pensare, torno indietro sui miei passi, la seguo a breve distanza.
Mi conduce in un appartamentino non lontano, non capisco più niente, mi sembra di essere in un film, sono eccitato, sono in erezione totale, non solo il membro, tutto il corpo.
La casa è piccola, accogliente, calda, arredata con gusto.
Lei si spoglia, mi spoglia, andiamo in bagno, ci laviamo insieme i genitali.
Mi prende per mano, mi porta in camera da letto, il cazzo è eretto, vermiglio, me lo prende dolcemente in bocca.
 Si esprime in un pompino stratosferico, solo con la bocca mentre con le mani mi accarezza le gambe e il torace.
Esce, rientra, indugia sullo scroto, lecca il perineo, lo riprende in bocca tutto, fino in gola, comincio a venire, lei rallenta magistralmente quasi sentisse quello che desidero, mi fa godere da impazzire, continua con la mano, vedo che sputa un po' del mio copioso sperma su un fazzoletto di carta, poi lo riprende gentilmente in bocca per l'apoteosi finale, lunghissima, profondissima, totale.
Resto fermo non so per quanto tempo, lei è seduta accanto a me e continua ad accarezzarmi il petto, la pancia, il torace.
È tutto vero?
Mi ricompongo, le lascio il regalino, esco da solo.
Uscendo  ci sono alcuni gradini, metto male il piede, mi si incastra la mano nel portone, mi ruotano le dita, ahi, che male, sono tornato con i piedi per terra.
Piacere e dolore, il confine è labile.
martedì, 06 ottobre 2009

Una domenica in casa

Domenica.

Ci svegliamo al mattino intorno alle 7,15. I bambini dormono.

Ci scambiamo un po' di coccole, non insisto più di tanto, lascio fare a lei, non chiedo, non forzo la situazione.

Lei prende l'iniziativa, ma con la testa non c'è completamente, alterna discorsi di intimità con parole sul lavoro, sulla pensione, sulla salute...

Alla fine facciamo l'amore, resisto un bel po' di tempo, cambiamo posizione una sola volta, mi lascio andare, vengo.

Lei non gode.

Ci alziamo, doccia, colazione, si svegliano i bimbi, comincia la giornata.

Al pomeriggio, dopo pranzo, riposo un po', da solo.

Non è un sonno profondo, ma sogno.

Sogno Eva, la bionda ragazza ungherese.

Dolce, disponibile, sorridente, tutta per me, tutta per farmi stare bene. 

Sogno le sue grandi e piccole labbra che ricordo molto bene, la sua pelle diafana, la sua nudità.

La sua vagina rosa, chiara, viva, umida.

Mi sveglio con il cazzo drittissimo.

In salone i bimbi giocano, mia moglie studia.

Mi alzo dal letto, vado in bagno, mi chiudo dentro.

Apro l'acqua del lavabo per fare un po' di rumore.

Mi lubrifico il membro con un po' di crema oleosa.

Parte lentamente la mia mano, assecondando il desiderio.

Fino alla fine.

Ora sto bene.

Mi sono scaricato, completamente, le tensioni sono sparite, mi sento bene.

Mi sento forte.

Mi sento vivo.

giovedì, 01 ottobre 2009

Maria Maddalena

"Io ti seguirò

benedetta per sempre nel nome nel nome dell'uomo

io ti salverò con la forza del mio giovane giovane giovane amore
e quando tu sarai

braccato nel tuo lungo cammino

mi ritroverai, se lo vuoi, sulla strada...
 

Dimmi di chi sei,
quale strada perduta conosce conosce il tuo amore
o Maria Maddalena, un destino cattivo mi porta lontano da te
 

tra gli insulti e i dolori

di una città da ammazzare
per amore, si per amore,
per amore,

per amore…"
...
@#@#@#

"Sveglia è tardi sono le 7 e 30", mia moglie mi scuote.
Sognavo.
La ragazza che non ho mai incontrato.
C'era musica, melodia, io cantavo.
Maria Maddalena.

postato da FrancoAnonimo alle ore 09:52 | link | commenti (3)
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giovedì, 17 settembre 2009

Cronaca di un orgasmo annunciato

Siamo soli in casa. Tra un'ora ho un appuntamento di lavoro.
Lei in mutandine e reggiseno, io vestito.
E' di spalle in cucina.
Mi avvicino da dietro, le abbraccio i seni.
"Sei bellissima", le sussurro all'orecchio.
Si volta, mi specchio nei suoi grandi occhi verdi.
"Ho voglia di te".
Mi guarda.
Andiamo in camera da letto.
Nudi, distesi, abbracciati, l'accarezzo, mmh, gemo.
"Che mi dici?" fa lei.
"Mi piace stare con te, quando siamo insieme tutto brilla"
"E allora perchè l'altro giorno mi hai detto quelle cose..."
"Ma ora siamo qui, io e te, godiamoci questo momento".
"A te non importa niente delle mie potenziali (sic!) malattie"
A questo punto mi si è ammosciato completamente.
Cerco quel poco di autocontrollo rimasto, cerco argomenti che possano tranquillizzarla.
Ma lei insiste.
"Se mi inoculano un dubbio sulla salute, finisce la pace, divento ansiosa, nervosa"
Intanto il tempo scorre via, tempo scialato a parlare di niente.
Niente che riguardi noi due.
E devo stare pure attento a porre una prospettiva diversa dalla sua (catastrofica) perchè partirebbe il ritornello "A te non importa niente di me..."
Poi, visto che c'eravamo, abbiamo scopato.
Io pensando agli orgasmi fantastici che ho vissuto con le ragazze a pagamento.
Lei pensando alle potenziali malattie che NON ha.
E a quanto sarà scarsa la pensione che percepirà, quando arriverà, perchè ora la porteranno a 65 anni, e "io non ce la faccio a lavorare per altri venti anni...".
postato da FrancoAnonimo alle ore 15:16 | link | commenti (9)
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mercoledì, 16 settembre 2009

Quando mi sento solo

La fregola mi prende quando il desiderio dentro di me si fa vivo, palpabile, consistente.

E quando sono solo.

Anzi, quando mi sento solo.

Allora ho bisogno di comunicare con qualcuno, tranquillizzare quella parte di me che chiede attenzione, calore, soddisfazione.

E che invece riceve una lista di lamentele, cose che non vanno, "angosce" costruite.

Tutte espressioni che non conducono alla vita, ma alla sterilità di un ego che vuole essere seguito per la strada dei "problemi", delle "attenzioni", delle "comprensioni".

Ho provato ad assecondarle e mi sono ritrovato, come al tavolo del poker, con un rilancio ancora maggiore.

Non mi interessa.

La vita, l'esperienza dell'incontro sessuale, l'intesa immediata dei corpi, corpi che trasmettono, ricevono, liberano energia, la musica delle grida del piacere, i liquidi che parlano.

Questo è.


venerdì, 11 settembre 2009

Amore e Morte

Trascorrere qualche ora al Pronto Soccorso mi fa subito cambiare schema mentale: non sono immortale, il mio tempo da vivere sulla terra è limitato, non devo gettarlo via dietro cose insensate.

La morte (apparente?) di Idea Femminile è un altro tassello nel mosaico della vita e del valore e significato profondo del sesso.

Mi chiama la ragazza spagnola, è in partenza, ritornerà, forse, a ottobre.

La sua voce è dolce, remissiva, sensuale, disponibileogni volta che la sento mi diventa duro come il castagno.

Il silenzio del parco vicino, respiro profondamente, Lui prende il comando, guido verso la salita della passione, della vita, della morte.

Mi stava aspettando già nuda, calda. Il suo corpo è la sagra della sensualità, sprigiona sesso da tutti i pori, è piena di premure, di carne soda, sorrisi, amore.

Mi denuda con delicatezza sussurrandomi parole dolci.

Inizia il rito, io, in piedi, lei seduta, entro nella sua bocca, profonda, umida, le mani si aggrappano ai suoi seni tondi, grossi, densi, pieni, le sue mani incollate sui miei glutei, ci muoviamo in perfetta armonia, una sinfonia di Bach.

Scivoliamo sdraiati sul letto, lei continua a tenermelo in bocca, gira il corpo e mi porge il suo sesso profumato e bagnato. Accetto con gran piacere, sono tutto nervi, gusto, piacere, liquidi, bevo la sua linfa.

La voglio penetrare, si rigira docilmente, si mette sopra, mi fa entrare, lentissimamente, completamente, sono andato.

E' lei che dà il ritmo, prende il suo piacere e lo dispensa come una cascata, inarco la schiena, la sollevo, percepisco il midollo, tutto il corpo è vivo, pronto a morire.

Ora la prendo da dietro, le mie mani sui suoi fianchi, il movimento è UNO, come se fossimo un solo essere vivente.

Il corpo della donna visto da dietro mi fa impazzire: le natiche, la schiena, le spalle, le braccia, la nuca, le poppe nelle coppe delle mani, io vado, lei viene.

Aumento il ritmo, lei geme più forte, mi chiama, la sento, sto per esplodere, non arrivo, vado più veloce ancora, il rumore dei corpi che si sbattono, è fortissimo, parto, ululo, grido, godo, vivo, muoio, muoio.

Ci accasciamo, restiamo vicini, mi toglie il cappuccio, il cazzo è ancora dritto, turgido, enorme, me lo riprende in bocca, mi termina così, piano, piano, accompagnandomi verso l'oblio.

L'eternità: pochi momenti indimenticabili.